STATO-MAFIA o MAFIA DI sTATO: sul voto di scambio

Per una una legge “lupara, tarallucci e vino”

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 Nel 1969, durante la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia in Sicilia, il capo della Polizia Angelo Vicari pronunciò queste parole: “ritengo che una volta che la Commissione abbia accertato che una persona è mafiosa, abbia il dovere di segnalarla”. 

Nelle stesse aule, nel medesimo luogo istituzionale, lo scorso 14 Aprile il Senato, con i voti del PD e di Forza Italia, ha approvato a maggioranza la modifica dell’art.416 ter del codice penale che punisce  il cosiddetto voto di scambio, ovvero il connubio politico-mafioso al fine di ottenere vantaggi condivisi da entrambe le parti in causa. Il nuovo articolo, a seguito del ritiro dell’emendamento avanzato da Felice Casson  poiché troppo duro a detta di politici e di alcuni magistrati, non prevede l’inasprimento delle pene che ci si attenderebbe invece dalle istituzioni nei confronti dei politici collusi con la mafia. Infatti, la pena minima viene ridotta da 7 anni a 4 anni, e la pena massima da 12 anni a 10.

Contenti tutti? 

I fatti sembrano dire il contrario. 

Don Ciotti, fondatore di Libera, è una delle voci fuori dal coro parlamentare, assieme ai senatori del Movimento5Stelle, constatando a malincuore che “resta aperta la questione delle pene”. Come accennato, anche il M5S ci va giù pesante, come dovuto in questi casi, rispondendo alle dichiarazioni boldriniane di Piero Grasso: “Ci si scandalizza per i nostri modi e i nostri termini e non ci si scandalizzava a sedersi accanto ad uno come Andreotti che andava in Sicilia a dare ordini alla mafia”, dichiara Mario Michele Giarrusso.

Ancor più grave, poiché avanzata da tecnici, è l’affermazione di alcuni magistrati antimafia del Nord Italia a proposito della nuova modifica del codice penale: “il vero voto di scambio è costruito dalle organizzazioni mafiose attingendo alla propria rete di contatti, senza forzatura. È questo – continuano i pm -il metodo con cui si realizza l’infiltrazione delle cosche al nord, e con il nuovo 416 ter resterebbe impunito o punito solo lievemente, come corruzione elettorale”. 

Nel quanto mai vicino 1969, Vincenzo Corallo, presidente del gruppo del Partito Socialista Italiano d’unità proletaria affrontava così la questione durante la Commissione d’inchiesta sulla Mafia: “Non c’è dubbio che una personalità mafiosa, che dispone di voti da offrire, rappresenta una raccomandazione autorevole”. Sotto elezioni questo non sembra essere un buon auspicio per l’Italia onesta, a dispetto di quanto dichiarato dall’onorevole Luigi Zanda: ”l’approvazione di questa legge, attesa da quasi trent’anni, e’ un’ottima notizia per il Paese ed entrerà in vigore subito, in tempo per la campagna elettorale delle europee”.

Questa è la lotta alla mafia che alcuni esponenti del PD portano avanti. 

Fonti:

Dichiarazioni da “Il Fatto Quotidiano”;

Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia – sedute del 26 Febbraio e del 15 Ottobre 1969

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