La Riforma del Titolo V

La legge del controllato-controllore

La democrazia di Renzie attraverso la sottrazione del voto al cittadino

La democrazia di Renzie attraverso la sottrazione del voto al cittadino

La riforma renzie-ana del Titolo V sembra, apparentemente -almeno da ciò che raccontano i media, una buona riforma. Taglio dei senatori, modifica delle competenze attribuite al Senato ed altro. Invece, cosa vi si nasconde dentro? Dopo un’attenta lettura, scopriamo che gli “indirettamente” eletti al Senato saranno solo 20, ovvero tutti i Governatori delle Regioni, mentre altri 60 componenti verranno scelti tra i sindaci eletti in ogni Regione. Cosa c’è di sconvolgente in questo? Apparentemente, di nuovo, nulla; invece si!

L’art. 55 della costituzione viene  modificato, permettendo ai futuri Sindaci, nominati da altri sindaci in qualità di Senatori, di partecipare alla “formazione e all’attuazione degli Atti Normativi dell’Unione Europea” e di “valutare l’impatto delle politiche pubbliche sul territorio”. Sostanzialmente i Sindaci valuteranno il loro stesso operato e dovranno dare un parere su i “trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”, a seguito del quale tali trattati diverranno legge. I Sindaci non si occuperanno più del solo Comune o area metropolitana, che dir si voglia, bensì dovranno dividere il proprio tempo tra area urbana di appartenenza e decisioni vincolanti sulla permanenza dell’Italia in Europa. Riusciranno a far bene il proprio lavoro, ne avranno il tempo, le capacità? Probabilmente no, poiché chi ha capacità per lavorare bene in Europa non ha le medesime attitudini e competenze richieste per amministrare piccoli territori – e viceversa. Inoltre la riforma del Titolo V della Costituzione introduce il principio secondo il quale un ramo del Parlamento non è più eletto, sottraendo ulteriormente il potere decisionale conferito al cittadino. Dopo l’auto-proclamazione di Renzie, ratificata in un congresso PD, il voto diviene un bene raro e quindi di lusso per il cittadino. La democrazia “democratica” del dire-fare-cuore-amore non finisce mai di stupire. 

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