ITALIA Sì, ITALIA NO: la sfida infinita

La battaglia politica sul referendum sta per volgere al termine, senza che siano stati approfonditi alcuni contenuti fondamentali della riforma costituzionale. Di seguito fornirò alcune risposte in merito, tentando di accompagnarle ad una motivazione poggiata su delle prove, un passaggio eluso da molti durante la campagna elettorale-referendaria.

Prima domanda: La riforma costituzionale garantisce da sola il cambiamento del paese e la stabilità del Governo?
1) La riforma, per definizione, dovrebbe promuovere un cambiamento. Tale cambiamento si attuerebbe con l’eliminazione del bicameralismo perfetto, il meccanismo mediante il quale ogni modifica ad una proposta di legge deve essere approvata da entrambe le Camere.
2) Passando al secondo punto della domanda, secondo i promotori della riforma la stabilità verrebbe garantita dalla eliminazione del cosiddetto voto di fiducia dalle competenze del nuovo Senato.

Mie riflessioni
1a) In realtà non vi è l’eliminazione del bicameralismo perfetto, bensì una sua modifica.
Leggendo l’articolo 55, comma 4 della nuova costituzione, possiamo infatti apprendere che il Senato “concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità elencate” dalla Costituzione.
2a) La stabilità di un Governo può essere garantita esclusivamente da una maggioranza parlamentare e, in caso, dall’impossibilità di passare all’opposizione una volta eletto in una coalizione o nel partito che ottenga la maggioranza dei voti: questo non è previsto nella nuova costituzione poiché non è stato modificato l’art. 67 (vincolo di mandato). La sfiducia conferita dal Senato ai vari Governi è il risultato combinato di leggi elettorali differenti per la due camere, della presenza dei Senatori a vita e del passaggio all’opposizione di una parte dei senatori di maggioranza (come accadde per il Governo Prodi 2006-2008 ad opera di Clemente Mastella).

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In fuga dal bel paese: precariato ed emigrazione di massa

Gli italiani fuggono dall'Italia, mentre quelli che rimangono, fiaccati dalla crisi, sia a livello lavorativo che di prospettive di vita, non procreano più. Si propongono maggiori sicurezze ai precari, in merito a maternità, malattia e paga minima oraria.

Gli italiani fuggono dall’Italia, mentre quelli che rimangono, fiaccati dalla crisi, sia a livello lavorativo che di prospettive di vita, non procreano più. Si propongono maggiori sicurezze ai precari, in merito a maternità, malattia e paga minima oraria.

La pubblicazione del bilancio demografico da parte dell’Istat (16 giugno 2014) illustra impietosamente la situazione di crisi non solo economica, ma anche sociale, che l’Italia sta vivendo.
I dati presentati nella rilevazione statistica evidenziano l’emigrazione di cittadini italiani verso l’estero, stimata in 53.662 unità, ed un flusso migratorio in entrata pari a 235.381 nuovi residenti provenienti dall’estero. Altro elemento preoccupante e meritevole di approfondimento, è quello relativo alla diminuzione delle nascite ed alla diminuzione delle morti.

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Quale Italia per l’Europa?

Perdono punti i socialisti in Francia

Perdono punti i socialisti in Francia

Una previsione partendo dai risultati di Francia e Germania

 ore 22.45

Partiamo dalle dichiarazioni rilasciate da Lucio Caracciolo su RaiNews24: “I partiti normali della politica sono gli unici sconfitti”. Per partiti normali, sembra che Caracciolo intenda i partiti tradizionali, non quelli organizzati in forma di movimento o gli euroscettici, come UKIP in Inghilterra, Syriza in Grecia ed il Front National in Francia.

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La minuscola Bellezza

La sfiducia degli italiani verso le istituzioni

Media percentuale del livello di sfiducia dei cittadini italiani verso le istituzioni

Media percentuale del livello di sfiducia dei cittadini italiani verso le istituzioni 

 

I dati raccolti dal monitor politico di Tecnè per TgCom illustrano la mancanza di fiducia – ormai dilagante – degli italiani verso le istituzioni, anche verso quelle che fino all’anno passato sembravano risultarne esenti, come la presidenza della Repubblica. A dimostrazione di questa disaffezione, l’85% degli intervistati dichiara di non avere fiducia nel complesso delle istituzioni nazionali, quindi anche nel governo a targa PD.

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I “fatti non pugnette” del governo Renzie: come vivere disoccupati!

Aspettando il JobsAct!

Dal 1977 al 2012 il tasso didisoccupazione oscillava tra il 22 ed il 35%. Renzie è riuscito a portarlo al 42,7%

Dal 1977 al 2012 il tasso didisoccupazione oscillava tra il 22 ed il 35%. Renzie è riuscito a portarlo al 42,7%

 

La stabilità disoccupazionale: il primo degli obbiettivi pienamente raggiunti dal governo Fiorentino. A Marzo 2014 il tasso di disoccupazione risulta bloccato a quello di febbraio del medesimo anno ma, ovviamente, i numeri possono e devono essere letti anche in relazione alle statistiche che li precedono temporalmente. Le politiche di rigore, stabilità e le riforme del lavoro e delle pensioni non hanno mutato, anzi, hanno anche peggiorato la situazione (non) lavorativa italiana.

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La Riforma del Titolo V

La legge del controllato-controllore

La democrazia di Renzie attraverso la sottrazione del voto al cittadino

La democrazia di Renzie attraverso la sottrazione del voto al cittadino

La riforma renzie-ana del Titolo V sembra, apparentemente -almeno da ciò che raccontano i media, una buona riforma. Taglio dei senatori, modifica delle competenze attribuite al Senato ed altro. Invece, cosa vi si nasconde dentro? Dopo un’attenta lettura, scopriamo che gli “indirettamente” eletti al Senato saranno solo 20, ovvero tutti i Governatori delle Regioni, mentre altri 60 componenti verranno scelti tra i sindaci eletti in ogni Regione. Cosa c’è di sconvolgente in questo? Apparentemente, di nuovo, nulla; invece si!

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